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foto laboratori Centro Asso

L' ABITARE E' UNA QUESTIONE COLLETTIVA

 Il "dopo di noi" è un tema che ha bisogno di una presa di coscenza comunitaria perchè ci sono intorno a noi moltissime famiglie con genitori anziani e figli adulti con disabilità " , ci dice nel corso di un inervista a Exposanità Maddalena Coccagna architetto e docente del Dipartimento di Archittettura dell' università di Ferrara inpegnata a facilitare lon sviluppo di progetti che favoriscano la realizzazione di servizi , spazi ed edifici adatti a una dimensione inclusiva delle opportunità. "Il banbino con disabilità cresce e se quando esce dalla scuola non trova un percorso di vita e lavorativo accogliente perde l' opportunità di continuare a maturare competenze e di vivere una dimensione comunitaria e sociale non discriminatoria. E'importante lavorare sulla comunità perchè l' abitare è una questione collettiva sia in termini di spazi sia di servizi".Il terzo settore è fondamentale per supportare la pubbica amministrazione nella definizione di una progettualità in cui "il percorso abitativo sia parte di un iter di formazione all' inclusionee al lavoro , dando a tutti la possibilità di agire per quello che è nelle proprie possibilità all' interno del teritorio ".

L' architettura può rispettare il soddisfacimento delle esigenze di tutti, immaginando costruzioni inserite nella dimensione urbana così da facilitare l' utilizzo dei mezzi pubblici e l' accessibilità dei percorsi , perche le personenon debbano dipendere da altri anche solo per fare la spesa da sole e siano accompagnate in un percoro di crescita dell' autonomia . Tutti i condomini devono poter consentire alle persone di uscire ed entrare senza difficoltà anche in emergenza . Come università spiega l' architetto svolgiamo da tempo percorsi formativi con gli amministratori di condominio perchè il loro ruolo è strategico nello spiegare ai condomini che la presenza di alloggi utilizati da persone con disabilitàper esenpio in gruppi famiglia non crea nessun problema ma può essere un arrichimento della collettività perchè costringe a guardare l' altro in maniera differente e spesso stimola proccessi di aiuto reciproco , ampio e virtuoso .

Dal punto di vista edilizio a volte occorrono piccoli accorgimenti : " nella ricconoscibilità degli spazi , nella scelta delle luci e nell' isolamento che tenga conto di runori che possaono provenire in presenza di abitudini ( musica, sequenze ripetitive ecc) , che talvolta si accompagnano ad alcune persone non neurotipiche continua Coccogna oppure non voluti e non percepiti come nel caso dei non udenti , tutti aspetti però molto apprezzati anche da

altri abitanti ". In italia esistono esperienze condominiali assolutamente positive, per esmpio " Professione in famiglia "oppure Confabitare" hanno da tempo attivato servizi per aiutare le famiglie residenti o domiciliate presso i condomini loro associati a gestire le esigenze estemporanee di aiuto, dall 'assistenza sanitaria specialistica a quella di ausilio famigliare e tanto altro ancora. Creare sinergie tra gli abitanti può servire a condividere l'aiuto della stessa badante nel medesimo condominio ma anche a facilitare proccessi vituosi come l' aiuto reciproco ove neccessario racconta l'archittetta per esempio l'incontro in alcuni orarri tra vicini , assistiti da una sola persona o aiutarsi nels brigo di pratiche quotidiane.Si favorisce così una dimensione famigliare dell'edificio e la promozione di altre utilità come il portierato solidale spesso gestito da Acer e associazioni alla dimensione di quartiere , la spesa collettiva , la relazione con laboratori e attività formative ".

Le statistiche mostrano come spesso le persone fragili fatichino a mantenere e gestire il prorio appartamento da sole , occorrono servizi che facilitano l' incontro e la condivisione tra più persone assicurando il supporto alla coabitazione( per esempio quelllli già promossi dalla Comunità di Sant ' Egidio) . L'uiniversità di Ferrara lavora da tempo sulle diverse dimensioni dell' abitare iclusuivo e " siamo in grado di fare sinergia con chiunque . Lavoriamo sul tema della disabilità da tanti punti di vista : dalla scala del diritto

a quella urbana a quella edilizia e della flessibilità e articolazione degli spazi oltre che di siccurezza e gestione delle emergenze " sottolinea Coccagna. " La società ha il dovere di assicurare alle persone una vita sociale comunitaria e collettiva" ci racconta Francesco Crisafulli responsabile del Servizio sociale per la Disabilità del Comune di Bologna che lo scorso aprile a Exposanità ha presentato il primo progetto di vita realizzato per una ragazza con un disturbo dello sperttro autistico severo. Il Comune di Bologna segue circa 2 mila persone con disabilità fisiche e intelletive ma soprattututo disabilità miste ; siamo dati una prospetiva di 3- 5 anni per la realizazione di progetti di vita con la disponibità a rivederli insieme alle famiglie e aI diretti interessati . A oggi ne abbiamo già sottoscritto uno e stiamo cercando di diffondere questo prototipo nei sevizi dell' area metropolitana .L' ambizione è che possa diventare uno strumento valido per tutti "

Il progetto di vita e "sostanzialmente è un patto che la pubblica amministrazione stringe insimeme alle persone con disabilità e ai familiari dei caregiver. Sono definiti degli obbiettivi e poi " interviene la rete dei servizi sociosanitari ,con tutti gli interventi già in essere nella rete fonrrmale e informale .Viene anche definito un budget di progetto per creare un progeto di vita sevrono la competenza dei servizi sociosanitari prosegue Crisafulli la disponibilità e il tempo a disposizione delle persone e delle famiglie .Non si tratta di un pezzo di carta ma di un proccesso che ci permette di dialogare con le persone per costruire con loro il loro futuro possibile . La norma ci dà degli indirizzi ben precisi per la costruzione del progetto di vita : dalle valutazioni diagnostiche e funzionali alla raccolta delle preferenze della persona con disabilità.

tratto da SuperAbile Inail - giugno 2024

 

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